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VII edizione

E se la pandemia, fra le tante lezioni che avrebbe potuto darci, ci avesse indicato anche l’obbligo morale di cedere definitivamente il testimone alle nuove generazioni?

È da questa domanda, o meglio, da questa intuizione, che quest’anno vuole svilupparsi la riflessione e la progettazione della VII edizione del Campus della Pace che si terrà nel quartiere Gratosoglio a Milano dal 25 aprile al 1 maggio. La crisi pandemica non è solo frutto di una casualità naturale: la sua devastante portata trova la complicità in una scellerata responsabilità politica, in una miopia economica e in una visione troppo tecnologica e poco etica del rapporto uomo-natura. La pandemia altro non è che uno spettro da cui cogliere l’intero sistema malato. I rimedi che le generazioni attualmente alla guida del mondo hanno individuato polarizzano ancora una volta le risorse e gli strumenti scavando un crinale invalicabile fra il nord e il sud del mondo, fra l’occidente e l’oriente, pur se la coscienza civile ha maturato che da questa crisi o si esce insieme oppure si affonderà senza scialuppe di salvataggio per nessuno. Le nuove generazioni si sentono parte di un mondo globalizzato; ereditano però un pianeta stanco dove non sono mai diventati globali i diritti legati alla cittadinanza o alla propria condizione umana; essi hanno ormai gli strumenti scientifici ed etici per intervenire là dove le generazioni precedenti hanno fallito. Economia, scienza, cura dell’ambiente, politica equa e di accoglienza e globalizzazione dei diritti non sono temi separabili e tutti assieme sono il fondamento della Pace. L’attesa, non si sa di che, sta paralizzando però il sistema. I giorni del Campus vorrebbero essere un’oasi di confronto per giovani di differenti provenienze, il tentativo di stringere i nodi di un’ideale cordata e per ribadire la chiamata a guidarla oggi e dunque partire con le giuste sinergie. L’internazionalità del contesto offre immediatamente una dimensione orizzontale arricchente in sé con l’auspicio di una contaminazione sempre più larga. Inoltre il campus anche in questa edizione vorrà essere un segno inteso come sprone per l’attore politico e per la comunità civile: gli eventuali ospiti tuttavia dovranno interagire con i giovani e recepire le loro proposte per poi offrire i loro contenuti. Infine il campus per scelta vuole collocarsi in una periferia e attrarre altre periferie di Italia e di Europa perché siamo convinti che questo spazio sociale più che urbano, pur essendo a tratti un amalgama informe, ha in sé una potenzialità rivoluzionaria positiva solo se attenzionata e sostenuta

Alcune suggestioni

  • Il campus si rivolgerà a giovani universitari di 19-22 anni

  • Dedicare i primi due giorni del Campus a creare una sintonia nel gruppo attraverso esperienze laboratoriali e proposte da svolgere in ambiente

  • La modalità di lavoro: i gruppi dei giovani interagiscono a partire da alcune provocazioni in modo seminariale e laboratoriale per poi consegnare il frutto della loro riflessione ad ospiti di spessore nazionale ed internazionale

  • Il campus deve avere una connessione sull’intero quartiere e possibilmente con la città con attività di volontariato, animazione e di festa

e poi

Sono stati intercettati come interlocutori con cui costruire la proposta un gruppo di giovani dell’oratorio di Gratosoglio a Milano, Miriam Camerini legata alla Facoltà di Belle Arti di Gerusalemme, Ida Karahsanovic di Sarajevo, funzionaria di World Vision nel campo profughi di Hadzici in Bosnia e legata ad altri docenti e realtà internazionali legate al tema della pace che saranno invitati all’incontro di brainstorming e prima definizione. Andranno coinvolti gli attori che hanno dato forma alla VI edizione online del Campus per far confluire la proposta elaborata e visitabile su www.peacefulact.org

Il Campus della Pace fa parte dei progetti della Rete Scholé, finanziata da Impresa Sociale Con i Bambini.

Call 

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